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Tecnica: Obiettivi
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Apertura
Oltre all'ingrandimento e all'angolo visivo,
l'obiettivo controlla anche la quantità
di luce che raggiunge il sensore, e lo fa
per mezzo di un meccanismo regolabile chiamato
diaframma.
Il diametro dell'apertura del diaframma può
essere controllato manualmente con una ghiera
sull'esterno dell'obiettivo oppure da un
comando sul corpo macchina. Sulla ghiera
di regolazione sono riportati i numeri "f"
detti f-stop che rappresentano il rapporto
tra il diametro dell'apertura e la lunghezza
focale dell'obiettivo.
 Esempio: Quando l'apertura è impostata
a f/4, il diametro del foro è 1/4
della lunghezza focale. Con una focale di
100mm e un diaframma f/4, il diametro del
foro è di 25mm.
Nota Bene: Questi dati sono validi per le camere a
film 24x36 e per le camere digitali con sensore
full frame 24x36. Nelle camere con sensori
di dimensioni minori il diametro dell'apertura
sarà proporzionalmente minore.
La figura a sinistra mostra i diametri relativi
di 8 f-stop (i più comuni), da f/1.4
a f/16. (Molte camere permettono di impostare
aperture in frazioni di incrementi come 1/2
o 1/3 di uno stop (per semplicità
in figura sono riportati solo gli incrementi
interi e non le frazioni).
Poiché i numeri "f" rappresentano
non un valore assoluto ma un rapporto, con
i numeri alti il diametro del foro diventa
più piccolo e la quantità di
luce trasmessa diminuisce. Per esempio, f/8
trasmette metà luce di f/5.6, ma il
doppio di f/11. Altro esempio: una apertura
di f/2 trasmette quattro volte più
luce di f/4, perché il suo diametro
è il doppio di f/4 e quindi l'apertura
ha un'area quattro volte maggiore di f/4.
Trattandosi di un rapporto, in teoria un
dato valore "f" trasmette la stessa
quantità di luce per qualsiasi lunghezza
focale. Per esempio, l'apertura f/8 in un
obiettivo da 100mm teoricamente trasmette
la stessa quantità di luce di una
f/8 in un obiettivo da 1000mm. Naturalmente,
f/8 su un 1000mm significa una apertura effettiva
di un diametro di 125mm, mentre f/8 su un
100mm significa un diametro di 12.5mm. Questo
è uno dei motivi per cui è
difficile trovare obiettivi molto lunghi
con la massima apertura: un obiettivo da
500mm a f/1.4 dovrebbe avere una apertura
con un diametro di 357mm!
Gli obiettivi con una grande apertura massima
sono definiti "veloci". Gli obiettivi
veloci offrono immagini brillanti nel mirino
facilitando la messa a fuoco, permettono
l'uso di alte velocità di otturazione
anche con poca luce, ma sono anche pesanti
e molto costosi. Inoltre alle massime aperture
la nitidezza non è più così
perfetta. Gli obiettivi veloci sono indicati
per le riprese con scarsa illuminazione o
per i soggetti in movimento ripresi con focali
lunghe. Se il budget non consente di avere
il massimo, con un obiettivo di media velocità
e una alta sensibilità ISO è
anche possibile ottenere velocità
di otturazione alte abbastanza per la fotografia
sportiva.
Profondità di Campo
Quando un obiettivo è focalizzato
ad una certa distanza, teoricamente un punto
a quella distanza sarà riprodotto
come un punto sul sensore. In pratica però,
il punto apparirà sul sensore come
un minuscolo cerchio. Punti più vicini
o più lontani dalla distanza di fuoco
appariranno come cerchi più grandi,
chiamati "circoli di confusione".
Finché le loro dimensioni rimangono
sotto una certa soglia, questi cerchi saranno
ancora percepiti dai nostri occhi come punti.
Questo fenomeno sta alla base del concetto
di profondità di campo.
In termini pratici, si usa il circolo di
confusione per stimare la profondità
di campo necessaria in determinate condizioni
per produrre una immagine perfettamente nitida.
La profondità di campo è l'intervallo
di spazio davanti e dietro il punto di fuoco,
entro il quale gli oggetti appaiono nitidi
nella fotografia. Le grandezze che influenzano
la profondità di campo sono: l'apertura
del diaframma (piccole aperture aumentano
la pdc, grandi aperture la diminuiscono),
la distanza dal soggetto (distanze grandi
aumentano la pdc), e la lunghezza focale
dell'obiettivo (la pdc è maggiore
con focali corte).
Molte moderne DSLR indicano nel mirino la
profondità di campo stimata, permettendo
al fotografo di impostare il valore di apertura
per ottenere l'effetto desiderato. Questo
è possibile con aperture medio-grandi,
se si imposta una piccola apertura come f/16,
l'immagine nel mirino diventa troppo scura
per poter analizzare la pdc.
Vi sono un paio di considerazioni da tenere
presente riguardo la pdc. Primo, nei limiti
della pdc, gli oggetti appariranno accettabilmente
nitidi nelle stampe di medie dimensioni,
ma per stampe di grandi dimensioni diventa
indispensabile disporre di un obiettivo di
alta qualità ottica e una accurata
focalizzazione manuale. Secondo, tutti gli
obiettivi tendono a dare la massima nitidezza
nella zona centrale della scala di aperture
disponibili, o più esattamente ad
una certa combinazione di lunghezza focale
e apertura (sweet spot). La niitidezza si
riduce alle grandi aperture a causa di varie
aberrazioni, alle piccole aperture per la
diffrazione ottica. Quindi, per ottenere
la massima qualità dell'immagine in
condizioni ideali conviene usare aperture
medie.
Oggi, sistemi di progettazione computerizzati
e vetri ottici ad alta tecnologia ci mettono
a disposizione obiettivi dalle prestazioni
straordinarie, che tuttavia possono esprimersi
solo se la focalizzazione è perfetta,
si imposta l'apertura più adatta,
e si usa un solido treppiede. Se non si rispettano
questi requisiti anche il più costoso
obiettivo professionale non potrà
dare risultati migliori di un obiettivo di
qualità standard.
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