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Corso base: Sensori - parte
1
Le fotocamere tradizionali a pellicola non
sono altro che delle scatole nere in cui
potete inserire qualsiasi tipo di film. Sono
questi film che danno alle fotografie quei
particolari colori, toni o grana. Se vi sembra
che un film renda troppo dominante il blu
o il rosso, potete cambiare film. Con le
camere digitali il "film" è
parte integrante della fotocamera, perciò
scegliere una camera è in parte come
scegliere un particolare film.
Come le pellicole, sensori diversi restituiscono
colori diversi, hanno una diversa grana,
diversa sensibilità alla luce e così
via, tenendo in debito conto che il software
di gestione delle immagini gioca un suo ruolo
importante. Il solo modo di valutare questi
parametri è quello di esaminare alcune
fotografie riprese con quella camera o leggere
articoli sulla stampa specializzata che trattano
l'argomento.
Tipi di sensore
Fino a poco tempo fa, i sensori tipo CCD
(Charge-Coupled Device) erano gli unici sensori
usati nelle fotocamere, avendo raggiunto
un buon grado di sviluppo in anni di impiego
in telescopi ottici, scanner, videocamere
ecc. Ora però si sta affermando un
nuovo tipo di sensore, il CMOS (Complementary
Metal Oxide Semiconductor) che promette di
diventare il sensore di prima scelta in un
vasto segmento del mercato. Sia i sensori
CCD che i CMOS catturano la luce in una griglia
di pixel, ma differiscono quanto a processi
di produzione e per il metodo di elaborazione
e gestione delle immagini.
I sensori CCD
Il sensore CCD deve il suo nome alla modalità
di lettura dei pixel. Dopo l'esposizione,
le cariche elettriche della prima riga in
basso vengono trasferite in una sezione del
sensore chiamata registro di lettura. Da
qui, i segnali sono inviati ad un amplificatore
e poi ad un particolare circuito che converte
i valori analogici in dati digitali.
Finita la lettura della prima riga, le sue cariche nel registro di
lettura vengono azzerate, tutte le altre righe scendono di un posto ed
il processo riprende fino alla lettura dell'ultima riga. Le cariche di
ogni riga sono "accoppiate" (coupled) a quelle della riga soprastante,
così quando una riga si sposta in basso la successiva prende il
suo posto. In questo modo le righe possono essere lette ed elaborate
una alla volta.
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Il CCD muove una
riga di pixel alla volta verso il registro di lettura. Dopo la lettura
il registro invia uno alla volta i valori letti all'amplificatore e poi
al convertitore analogico-digitale. |
I sensori CMOS
Il grande
problema dei sensori CCD è di carattere economico, dato che i
volumi di produzione non consentono soddisfacenti economie di scala,
considerati i colossali investimenti necessari. Gli impianti di
produzione sono altamente specializzati, cioè sono adatti solo
alla produzione di CCD. Mentre invece i sensori CMOS sono prodotti
nelle stesse fabbriche e con le stesse attrezzature usate per
fabbricare i milioni di microchip impiegati ormai ovunque come
processori per computer o memorie.
Il processo di produzione CMOS è di gran lunga il più
comune ed economico e usare lo stesso processo e le stesse attrezzature
per produrre sensori di immagine taglia i costi di circa un terzo,
rispetto ai costi dei CCD. Costi che sono ulteriormente ridotti dal
fatto che i CMOS contengono i circuiti di processo delle immagini nello
stesso chip, mentre nel caso dei CCD tali circuiti devono essere
alloggiati in un chip separato.
Se i sensori CMOS delle prime versioni erano afflitti da problemi di
"rumore digitale" ed erano impiegati in fotocamere a basso costo, ora
grandi progressi sono stati compiuti e le loro prestazioni in termini
di qualità delle immagini sono paragonabili a quelle dei CCD,
tanto da essere impiegati in alcune fra le migliori camere. Uno dei
grandi vantaggi dei CMOS è l'alta velocità di
elaborazione delle imamgini che consente la ripresa di molte foto in
poco tempo.
La risoluzione del
sensore
Come abbiamo visto, con il termine risoluzione
si intende la capacità di un'immagine
di rendere i dettagli. I sensori presenti
nelle fotocamere di primo livello hanno una
risoluzione intorno ai 5-8 milioni di pixel,
anche se il numero tende ad aumentare. Le
camere di alto livello hanno dai 8 a 12 milioni
di pixel, mentre gli apparecchi professionali
vantano fino a 20-24 milioni di pixel. Può
sembrare impressionante, ma anche queste
ultime cifre non sono paragonabili ai 120
milioni di recettori che si stima siano presenti
nei nostri occhi.
Come ci si può aspettare, i costi
aumentano proporzionalmente alla risoluzione,
a parità degli altri fattori. L'alta
risoluzione però comporta altri problemi.
Per esempio più pixel significa file
più grandi, più spazio occupato
in memoria, maggiore difficoltà di
editing, e maggiore potenza di calcolo richiesta
sia nelle fotocamere che nei computer.
Risoluzioni minori come 640 x 480
sono perfette per la pubblicazione sul Web, allegati di e-mail, piccole
stampe, o immagini in documenti e presentazioni. Per tali usi una
maggiore risoluzione significa solo maggiori dimensioni dei file senza
migliorare la qualità delle immagini in modo significativo.
Alte risoluzioni (8-12 milioni di pixel
e oltre), sono più adatte per la stampa
di ingrandimenti foto-realistici di dimensioni
20x30 cm o maggiori.
La Kodak
dichiara che con circa 1 milione di pixel si ottengono stampe
foto-realistiche da 18x12 cm. Tuttavia un numero maggiore di pixel
comporta anche più dettaglio e colori più brillanti. Per
stampe fino a 32x40 cm si hanno buoni risultati con 5 megapixel ed in
alcuni casi le stampe sono superiori a quelle basate su film. In parte
ciò si spiega col fatto che le stampe a basso costo e prodotte
in serie da negativi sono spesso orribili. Al loro confronto le stampe
digitali sembrano opere d'arte.
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La risoluzione
determina le dimensioni dell'immagine. |
Risoluzione ottica e
risoluzione interpolata
Occorre fare
attenzione quando il venditore vanta la risoluzione di fotocamere o
scanner, perché vi sono due tipi di risoluzione: ottica e
interpolata. La risoluzione ottica è rappresentata da un numero
assoluto riferito ai pixel di un sensore, elementi fisici che possono
essere contati. Per aumentare le dimensioni di un'immagine, la
risoluzione può essere aumentata, entro certi limiti, usando un
software.
Questo processo, chiamato interpolazione, aggiunge pixel all'immagine
per aumentarne il numero totale. Per fare questo, il software crea
nuovi pixel attribuendo loro valori stimati di colore e
lumonosità, valutando i pixel che li circondano. E' importante
comprendere che la risoluzione interpolata non aggiunge alcuna nuova
informazione all'immagine, semplicemente aggiunge pixel e rende il file
più grande.
La stessa cosa avviene con programmi di foto-editing
come Photoshop se si aumentano le dimensioni
dell'immagine. Meglio diffidare di quelle
compagnie che promuovono i loro prodotti
enfatizzando una risoluzione "migliorata".
Controllate sempre la risoluzione ottica,
e se non si riesce a conoscerla, lasciate
perdere, la risoluzione interpolata non è
altro che un trucco elettronico.
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L'immagine
originale. |
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Immagine
ridimensionata, con perdita di molti pixel (sinistra) e poi interpolata
in ingrandimento aggiungendo nuovi pixel (in basso). |
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L'aggiunta dei
nuovi pixel non ripristina la qualità dell'immagine.
Per rimpicciolire un'immagine, molti pixel sono rimossi, per sempre.
Per poterla ingrandire, i pixel aggiunti devono essere creati dal
software "copiandoli" dai pixel adiacenti. Poiché questi nuovi
pixel non aggiungono alcuna nuova informazione, si tratta di una forma
di ingrandimento "a vuoto". |
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