image

image

 


Corso base: Funzioni automatiche
e regolazioni manuali - parte 2



Istogrammi
Un istogramma è la rappresentazione grafica della distribuzione nell'immagine dei 256 possibili livelli di luminosità. Molte camere ora mostrano un istogramma che indica se l'esposizione è corretta.

In tal modo si può vedere prima della ripresa se è stata scelta la migliore esposizione. L'istogramma, uguale a quelli che si vedono nei migliori programmi di fotoritocco, permette di valutare la distribuzione dei toni di grigio. Dato che i difetti di un'immagine possono essere diagnosticati osservando l'istogramma, è utile servirsene mentre si ha ancora la possibilità di rifare lo scatto.


L'istogramma indica la distribuzione dei toni dei grigi nell'immagine e facilita la scelta corretta dei parametri di esposizione.

L'asse orizzontale rappresenta la gamma di luminosità da 0 a sinistra (ombra) a 255 (luce) a destra. Provate a immaginarlo come una linea suddivisa in 256 spazi su ognuno dei quali si sovrappongono i pixel dello stesso tono presenti nell'immagine.
L'asse verticale rappresenta il numero di pixel che stanno sopra ognuno dei 256 valori di luminosità. Più alta è la zona nera sopra ogni spazio, più numerosi sono i pixel che vi sono a quel livello di luminosità.
Per valutare un istogramma si osserva la distribuzione dei pixel sui due assi. Una immagine che usa l'intera gamma dei toni avrà un ragionevole numero di pixel ad ogni livello di luminosità. Una immagine con poco contrasto presenterà i pixel raggruppati e una gamma di toni più ristretta. Vedi anche l'articolo di approfondimento sugli istogrammi.


Fuoco
Quando si mette a fuoco una scena, solo un piano ad una certa distanza dalla camera può essere perfettamente a fuoco, detto piano di fuoco critico. Avvicinando o allontanando la camera da quel piano, gli oggetti diventano progressivamente sfocati. In teoria il fuoco perfetto si manifesta ad una distanza ben determinata, in pratica esiste un intervallo prima e dopo il piano di fuoco critico entro cui gli oggetti appaiono "accettabilmente a fuoco".

L'area davanti e dietro al piano di fuoco critico dove le cose appaiono accettabilmente a fuoco, si definisce "profondità di campo." Le fotocamere digitali possono essere dotate di tre tipi di messa a fuoco: fisso, automatico o manuale.

Fuoco fisso. Le camere a fuoco fisso sono predisposte per mettere a fuoco le immagini entro una distanza specifica, diciamo all'incirca da 2 metri all'infinito, senza alcuna possibilità di variare questa impostazione. Ovviamente il fuoco fisso si trova solo nelle camere meno costose.

Fuoco automatico. L'autofocus di solito usa un punto al centro della scena per focalizzare automaticamente le lenti. Questo sistema va benissimo, a patto che si voglia che il centro esatto della scena sia esattamente a fuoco. Se il soggetto principale non si trova al centro, diventa necessario accettare un compromesso.

Fuoco manuale. Con il fuoco regolabile, o manuale, è possibile scegliere quale parte della scena sarà esattamente a fuoco, ed usare l'apertura di diaframma per determinare eventuali sfocature in primo piano e/o allo sfondo.

Focalità. Alcune lenti sono progettate per lavorare a distanze minori di altre dal soggetto, cioè hanno una gamma di focalità più ampia. Più ci si avvicina al soggetto tenendolo a fuoco, più grande questo apparirà nell'immagine finale.

Area di fuoco mobile. Fino a non molto tempo fa le camere focalizzavano sempre il centro della scena, ora è stato introdotto un sistema con numerose aree a fuoco, o anche un'area mobile. Se le aree di fuoco sono più di una, la camera automaticamente selezionerà quella più vicina. Se l'area di fuoco è mobile, si sceglie manualmente dove posizionarla.


Bilanciamento del bianco
Non tutti i bianchi sono uguali, perché possono comprendere sfumature di altri colori. Anche un oggetto bianco puro cambia colore se viene illuminato da luci diverse. La luce solare è una luce chiara senza tonalità particolari in pieno giorno, ma all'alba ed al tramonto tutto assume una diversa sfumatura di colore. In una stanza illuminata da una lampada ad incandescenza, la luce assume una tonalità calda e arancione, mentre sotto la luce di una lampada fluorescente i colori tendono a varie sfumature di verde/grigio/azzurrino.



Non tutta la luce ha lo stesso colore, e le immagini fotografiche avranno tendenzialmente la tonalità della luce ambientale.


Nella fotografia a pellicola, il film è bilanciato per un particolare tipo di illuminazione, e se si fotografa sotto altri tipi di luce, si usano filtri colorati applicati sopra l'obiettivo per compensare i colori. Nelle camere digitali i colori sono compensati variando il bilanciamento del bianco, che regola la brillantezza relativa delle componenti rosso, verde, e blu in modo che l'oggetto più luminoso appaia bianco. Aggiustare il bilanciamento sulla parte bianca della scena assicura che tutti gli altri colori siano registrati in modo più accurato.


Tutte le fotocamere digitali hanno la regolazione automatica del bilanciamento del bianco, alcune però permettono di intervenire manualmente. E' sufficiente puntare l'obiettivo verso una superficie bianca e premere il bottone del bilanciamento. Altre camere permettono una scelta di bilanciamento, per esempio adattandolo alla luce solare piena, tempo nuvoloso, lampada incandescente o fluorescente, e luce del flash.
Leggi anche l'articolo di approfondimento sul bilanciamento del bianco.



Con la luce solare si ottengono colori neutri, senza particolari sfumature.


Le lampade ad incandescenza producono immagini con una dominante giallo/arancione.


I tubi fluorescenti danno una dominante verde/azzurrognola.


[ Regolazioni - Parte 1 ]


 
 









image