Corso base: Un'occhiata
all'interno - seconda parte
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1]
[Parte
2]
Dal
bianco/nero al colore
Poiché la luce solare
bianca è
composta dai tre colori di base, basta mettere un filtro rosso, o verde
o blu, sopra ogni pixel per scomporre la luce nei tre canali di colore
e ottenere immagini colorate, esattamente come fece Maxwell nel 1860.
Nel sistema Bayer usato nella maggior parte dei sensori, i filtri verdi
sono in numero doppio degli altri. Poiché l'occhio umano
è molto più
sensibile al verde che agli altri due colori, l'esatta resa cromatica
del verde è più importante.
Le micro-lenti al di sopra dei
filtri colorati servono a focalizzare la
luce e aumentare la resa del sensore. Filtri colorati ricoprono ogni
pixel del sensore. I filtri verdi sono in numero doppio rispetto ai
filtri rossi e blu. Ogni pixel registra solo la luce
del colore del suo filtro, quindi il 50% dei pixel "vedono" solo la
luce verde, il 25% solo la luce rossa, il 25% solo la luce blu, come
illustrato dal disegno seguente.
Il sistema RGB è certamente
il più
diffuso, ma non
il solo. Altri sistemi usano la combinazione di colori sottrattivi CMY
(Cyan-Magenta-Yellow), oppure CYGM (Cyan-Yellow-Green-Magenta), o la
variante introdotta da Sony RGBE (Emerald). Ogni sistema ha i suoi
vantaggi e punti deboli, i tentativi di migliorare la resa cromatica
sono costanti. Da notare che la fedeltà dei colori riprodotti
dipende
in gran misura dalla perfezione dell'algoritmo del software, il vero
motore che sta alla base della ricostruzione delle immagini digitali.
L'interpolazione cromatica
Con i filtri colorati, ogni
pixel
registra la brillantezza della luce
colorata che passa attraverso il proprio filtro, mentre gli altri
colori vengono bloccati. Per esempio, un pixel con filtro rosso
percepisce solo la luce rossa che lo colpisce, ma se su quel pixel
arriva luce di un altro colore, rimane spento. Occorre quindi
determinare di quale colore quel pixel dovrebbe essere. Usando come
riferimento i colori dei pixel circostanti, l'algoritmo stabilisce
quale colore attribuire ai pixel che non registrano direttamente alcun
segnale.
Il ragionamento (semplificato) è il seguente: Se in una certa
area
arriva luce rossa, tutti i pixel con filtro rosso saranno attivi mentre
i pixel verdi e blu saranno spenti. In questo caso il software
deciderà
che tutti i pixel in quell'area devono essere rossi ed
attribuirà il
colore rosso anche ai pixel spenti.
 In pratica, ogni pixel misura
l'intensità di uno dei colori
primari, se
questo colore è presente nella luce incidente. Se invece quel
pixel non
percepisce luce, il suo colore viene "stimato" dal software basandosi
sul colore degl ottoi pixel adiacenti. Per eseguire questo processo in
modo ottimale, è necessaria una mole impressionante di calcoli,
dato
che in realtà per ogni pixel si esegue il confronto con i suoi
otto
vicini.
Questo processo (interpolazione cromatica o interpolazione Bayer)
richiede un notevole dispendio di energia, che significa consumo delle
batterie e rallentemento delle operazioni, ma comporta anche alti costi
di sviluppo del software e di produzione dei microchip. Per tutti
questi motivi nelle camere compatte si usano algoritmi relativamente
semplici, con conseguente inferiore livello della qualità delle
immagini.
C'è un computer nelle
tua
fotocamera
Ogni volta che si
scatta una foto,
milioni di operazioni vengono
eseguite in un istante. Sono questi calcoli che rendono possibile
catturare, convertire, elaborare, comprimere, memorizzare, visualizzare
in anteprima, trasferire, e riprodurre l'immagine. Tutti questi calcoli
vengono effettuati da un microprocessore all'interno della fotocamera
(foto a destra), simile a quello del nostro computer. La sola
differenza è costituita dalla potenza di calcolo,
necessariamente limitata nelle fotocamere per motivi spazio, di costi,
e di consumo energetico. La grande differenza tra camere compatte e
camere reflex, oltre alle dimensioni del sensore, sta appunto nella
potenza di calcolo del processore.
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